Anzitutto devo chiedere scusa a tutti, "spacciatori e non", ed in primis all'amica Antonella per il ritardo con cui pubblico questo post e sopratutto per la mia assenza (giustificata! ero a Norimberga per lavoro) alla fantastica presentazione del libro "La Pasta Madre" della scorsa domenica a Caffe' de la Paix.
Come potete leggere sull'esauriente report sul sito del libro di Antonella (link qui) la presentazione è andata molto bene (non avevo dubbi), segno dell'interesse sempre crescente per la nostra amata pasta madre e per un pane di qualità, digeribile e saporito.
Vista l'ottima riuscita di questo evento presto organizzeremo altre presentazioni simili, anzi...se avete idee, suggerimenti e consigli siete i benvenuti!
Ora sono alla ricerca di un po' di statistiche :-)
Quanti di voi erano alla presentazione? Avete tutti acquistato il libro?
E per farmi perdonare per la mia assenza (ma presto recupereremo), qui sotto un po' di foto:
lunedì 28 febbraio 2011
sabato 12 febbraio 2011
Un pane che sa d'autunno
Pubblicato da
Riccardo
La farina di castagne è un prodotto davvero importante per il nostro appennino. Solo qui da me, sulle colline tra Bologna e Modena, è facile trovare, tra le tradizioni delle famiglie contadine, piatti a base di questa farina, come i ciacci, i menni, i castagnacci e la polenta di castagne.
Scendendo un po' di più, dalla parte Toscana, è comune trovare pani di farine di castagne, come la buonissima Marocca di Casola.
E' inutile precisare che la farina di castagne era, un tempo, la farina dei poveri, utilizzata quando era difficile avere a disposizione cereali come il frumento e il farro.
Naturalmente, come spesso accade, oggi la farina di castagne è trattata come un prodotto di nicchia, a volte anche difficile da trovare e molto spesso costoso.
Oltre alle importante valenze nutritive, la farina di castagne è fantastica per l'aroma e il profumo in grado da portare al pane. Un gusto dolciastro ma selvatico, che sa di sottobosco e di tramonto.
Questa ricetta, un pane che sa d'autunno, è in primo luogo un esperimento (o un processo svuota-dispensa).
Poi diventa un pane da colazione, fantastico con un po' di miele al mattino, ma allo stesso tempo è un pane molto interessante da abbinare a formaggi e composte.
Come vedrete nella ricetta, ho utilizzato nell'impasto circa 300 grammi di impasto "autolitico" (vedi post precedente), ma questo soltanto per comodità in quanto stavo facendo altri esperimenti con l'autolisi. Se non avrete tempo o voglia di preparare anche voi un'autolisi in precedente, potete sostituire i 300 grammi con all'incirca 200 grammi di farina di frumento e 100 grammi di acqua. Ma se fate a occhio e sentimento sicuramente non sbaglierete.
Un pane che sa d'autunno
le castagne i fichi l'uvetta
400 grammi di pasta madre pronta
350 grammi circa di impasto "autolitico" (sostituibile come detto sopra)
8 cucchiai di farina di castagne
250 grammi di acqua tiepida
2 cucchiai di succo d'agave (o malto o miele, magari di castagno)
2 cucchiai di olio extra vergine di oliva
6 cucchiai di uvetta sultanina (o anche di più)
5-6 fichi secchi tagliati in quattro parti
sale
Impastate la pasta madre pronta con l'acqua e l'impasto "autolitico" (è un neologismo???), poi aggiungere il resto degli ingredienti (per ultimo il sale) continuando ad impastare con forza. Risulterà un impasto un po' permaloso, resistente, e per questo non dovete demoralizzarvi ma continuate ad impastare per bene finchè non avete ottenuto un impasto liscio e uniforme.
Fate lievitare per 4-5 ore, fino a raddoppio circa, poi formate delle pagnottine di circa 500-700 grammi. Fate lievitare ancora un paio d'orette, finchè non sentirete l'impasto soffice sotto le vostre mani.
Infornate al massimo della temperatura per circa 10 minuti, poi concludete la cottura a 180 °C.
P.s. Fate attenzione alla cottura, specialmente nella parte inferiore delle pagnotte, in quanto la farina di castagne tende a bruciarsi più velocemente delle altre farine.
venerdì 11 febbraio 2011
La pasta madre in un libro!
Pubblicato da
Riccardo
Cari amici, come sicuramente molti di voi sanno già, la nostra amica Antonella ha pubblicato, qualche mese fa, un interessantissimo libro dal titolo "La Pasta Madre: 64 ricette illustrate di pane, dolci e stuzzichini salati", edito da Edagricole.
Noi l'abbiamo sfogliato e l'abbiamo trovato molto interessante... ed ora è venuto il momento di mettere tutti le mani in pasta!
In collaborazione quindi con Edagricole e il Caffe' de la Paix (e naturalmente Antonella in primis) siamo felici di invitarvi alla presentazione del libro (e non solo) domenica 20 febbraio 2011 a partire dalle 17,30 al Caffe' de la Paix, a Bologna.
A tutti gli spacciatori di pasta madre presenti sarà praticato uno sconto speciale del 10% sull'acquisto del libro!
Simil-ciabatta. Autolisi e impasti idratati.
Pubblicato da
Riccardo
Questa ricetta è la prima di una serie di esperimenti che sto facendo con la tecnica dell'autolisi. Il nome può spaventare ma è un procedimento molto semplice che aiuta nella panificazione (specialmente se si utilizza pasta madre) ad ottenere impasti più lievitati, soffici, ariosi, dove il glutine è ben "stirato".
Questo procedimento è spesso utilizzato quando si vogliono ottenere pani tipo baguette o ciabatte.
In due righe, si tratta di preparare un impasto di farina e acqua (senza aggiungere quindi la pasta madre in questo momento) e di farlo riposare qualche ora (da una a 24 ore) in modo che attraverso questa idratazione si attivino particolare attività enzimatiche che facilitano, come detto, il "rilassamento" delle proteine (glutine) e la scomposizione degli amidi.
Mi impegnerò nei prossimi giorni di preparare un testo un po' più chiaro e tecnico e di fare altri esperimenti, per ora accontentatevi di questo.
SIMIL-CIABATTA
un impasto molto idratato con precedente autolisi di 3 ore
1200 grammi di impasto di farina e acqua a riposo da 3 ore (impastare velomente circa 800 grammi di farina e 400 grammi di acqua, fino a formare una piccola pagnotta, da far riposare a temperatura costante per tre ore)
300 grammi di pasta madre pronta
200 grammi di farina tipo 0
250 grammi di acqua tiepida
3 cucchiai di olio extra vergine
1 cucchiai di succo d'agave (o malto, o miele)
sale
Una volta preparato il primo impasto "autolitico" (vedi sopra) aggiungere tutti gli ingredienti in ordine (il sale per ultimo) e impastare con forza fino ad ottenere un impasto liscio e uniforme.
Dovreste provare, impastando, maggiore facilità nel lavorare l'impasto, grazie appunto alle tre ore di attività enzimatica nell'impasto autolitico. Ora procedete come sempre: fate riposare 3-4 ore fino a raddoppio, formare e far riposare ulterioriormente un'altra oretta (anche due, dipende dalla temperatura e dalla forza del nostro lievito madre) per poi infornare al massimo della temperatura per i soliti 10 minuti, per poi completare la cottura a 180 °C.
Nota: L'impasto è molto idratato, quindi nel riposo in teglia prima di infornare tendere a collassare. E' importante quindi fare molta attenzione ai tempi e infornare non appena lo sentiamo "pronto".
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